La riuscita di una casa non è una questione di budget. Le chiavi più iconiche spesso costano poco: è il dettaglio giusto, non quello caro, a cambiare tutto.
La luce naturale non è un optional. La vegetazione non è decorazione. Il colore non è moda. Sono struttura psicologica, tanto quanto ogni mobile che scegli.
Qui accanto è la stessa stanza: cambiano solo i dettagli: un cuscino, una pianta, la luce giusta. Trascina e guarda.

Non progetti su commissione: dimostrazioni. La stessa stanza, reinterpretata in ogni linguaggio. Per farti vedere, prima ancora di parlare, fin dove puo spingersi un solo spazio.
Dopo i grandi progetti, la prova del nove. Identità domestica anche con cifre contenute: velluto, terracotta, ottone, piante, una parete di colore. Scelte iconiche e accessibili, cucite addosso a chi ci vive, perché il carattere non è una questione di prezzo.
Prima dei mobili, le persone. Capisco come vivi, cosa ti pesa, cosa sogni. Non lo chiedo: lo ascolto. Lo spazio nasce sempre da qui.
Luce, materia, colore, vegetazione: non decorazione, ma struttura emotiva. Progetto come ti sentirai vivendo quello spazio, non solo come apparirà.
Intermediario tra te e il mondo del design. Nessun listino da difendere, nessun conflitto di interesse: solo la scelta giusta per te, al giusto prezzo.
Seguo l'esecuzione come un regista: ogni materiale, ogni luce, ogni gesto finale. Fino a quando lo spazio non ti somiglia.
Rovere, pietra, ferro, lino, vetro. Ogni materiale è scelto per come reagisce al buio e al calore: il rovere che assorbe, la pietra che trattiene, il ferro che riflette.
“Oggettivamente corretta. Soggettivamente calzante.”
"Una casa è l'unico luogo al mondo pensato esclusivamente per te.
O almeno, dovrebbe esserlo."
Da che sono nato, tre amori non mi hanno mai lasciato: creare e costruire con le mani, la natura e gli animali prima di ogni cosa, e vivere bene nel posto in cui mi trovo. La casetta nel bosco e la cantina restaurata non sono vetrine: sono la risposta a chi sono.
Geometra, sette anni nell'arredamento di lusso. E un'ossessione sola: lo spazio come stato d'animo, non come catalogo.
Ho 27 anni. Molte di queste opere sono visioni, non ancora cantieri: ed è esattamente il punto. L'occhio, il metodo e la mano ci sono già. La maggior parte li sviluppa con i capelli bianchi; io li ho ora.
Phoenix nasce dalle mie mani: dal restauro di una cantina storica, da un rifugio costruito nel bosco. E da una convinzione: la casa non è un rifugio in cui ripararsi, è un tempio.
Lo so perché l'ho vissuto. Per quasi un anno la mia casa è stata tutto il mio mondo: una malattia rara mi ha tenuto fermo tra quelle mura. È lì che ho capito ciò che oggi è il mio mestiere: una casa non ti ripara soltanto, ti rimette al mondo. È la rinascita che per me la casa ha sempre significato. Phoenix è questo.
Per me niente è mai una cosa sola. Un tavolo in massello è una buona spesa, perché la qualità si paga una volta; è un risparmio, perché dura; è un archivio di ricordi, perché resta abbastanza a lungo da raccoglierli. Una parete-lavagna in una cameretta non è una trovata carina: è rispetto per un bambino che ha bisogno di sfogarsi, e per un genitore che si ritroverà una sola parete da ridipingere. Di scelte così è fatto il mio lavoro.
Una cosa la dico senza giri, perché fa parte di cosa sono. Convivo con la malattia di Still: per due volte mi è costata il lavoro, perché non venivo tutelato. Ho dovuto accettare la morte e fare testamento a un'età in cui gli altri pensano a tutt'altro. Sono qui lo stesso, con delle promozioni alle spalle, un contratto a tempo indeterminato e un'azienda che sto aprendo. Non me ne vergogno e non la nascondo: se sono quest'uomo, lo sono anche grazie a ciò che mi ha fatto, e mi fa ancora, passare. Mi ha tolto la paura, e mi ha dato un modo di guardare le persone, e le case, che non si impara altrove.
Ho un punto d'arrivo chiaro: andarmene avendo lasciato qualcosa a chi mi stava attorno, e fare al meglio tutto ciò che è sotto la mia responsabilità. La paura della morte l'ho già affrontata: è ciò che mi permette di essere onesto con chi ho davanti, di mettere il suo bene prima della vendita.
Una casa di terra battuta, vetro e legno, sospesa su un torrente nel bosco.
Non è un progetto come gli altri: è il mio autoritratto. Tutto ciò in cui credo — la materia vera, la luce come struttura, la casa come rifugio e rinascita — qui diventa architettura.
Le pareti sono terra cruda, battuta a mano. In una di queste, un germoglio ha trovato la sua strada e cresce dal muro stesso: la rinascita non come metafora, ma come fatto.
È una casa forte, capace di regnare in un luogo. Ma lo fa con rispetto per il presente e per il futuro: non anonima, non invadente. Vivere dentro un contesto senza violentarlo. È questo che voglio lasciare.
Ogni progetto inizia da una conversazione. Nessun impegno, nessun preventivo a freddo. Solo ascolto, come sempre.